” LA POESIA E LA BANDA “

E poi c’è La Banda.

E’ un giorno qualunque, piove, c’è il sole, c’è la neve, tira vento,è maggio ed è novembre.Che differenza fa, la morte non ha né tempo né stagione.E’ stanco e pesante il passo di chi si porta addosso un dolore grande da accompagnare al camposanto. Dietro quel passo c’è tanta gente, che di quel dolore se ne prende un pezzette per alleggerirlo un pò. E poi c’è La Banda. I piedi strusciano sull’asfalto al tempo delle note tristi e lente che, come un pianto, escono da ottoni e clarini listati a lutto. E il dolore è forse meno amaro. E’ l’ultima notte di una settimana santa e le fiammelle di mille candele tremolano inchinandosi davanti al Gesùmorto. Sfila per strada portato a spalla da quattro cappe rosse, col suo volto di gesso sporco di sangue che ricorda al mondo il grande errore commesso duemila anni fa. Lo segue nella notte un coro infreddolito di preghiere e canti. E poi c’è La Banda. I piedi avanzano col tempo cadenzato e ondeggiante delle note gravi e solenni che, come un lamento, escono da ottoni e clarini penitenti. E la viacrucis è forse meno dura. E’ una domenica santa, con le strade ricamate di fiori e le finestre e i balconi abbelliti con le coperte belle. E’ il giorno del Santo Patrono o della Santa che ha a cuore la musica. E sono cinquant’anni da quando … ed è un lustro dal giorno in cui … e son passati cent’anni da quella volta che … e chissà quale altra ricorrenza. Sulla scia di un prete o di un sindaco o di un’autorità o di chissà chi altro, la gente si dispone in processione e sfila per la strada mescolando chiacchiere e rimembranze e pater-ave-gloria. E poi c’è La Banda. I piedi calpestano l’asfalto con rumore di tacchi e vanno al tempo delle note celebranti che escono leggere da ottoni e clarini lucidati a festa. E gli onori e le preghiere sono forse più sinceri. E’ una notte d’estate sotto un cielo zeppo di stelle, così tante che sembra ti piovano addosso. Notte di festa, piena di aria tiepida e di luci e di gente che si spartisce fette di serenità. E poi c’è La Banda. Nella piazza trasformata in salotto gli ottoni disposti a semicerchio riflettono la luce di lampadine e stelle. Ne escono note vivaci e dolci, che scappano via come vino frizzante da un pistone appena stappato. E la festa è forse più bella. E quando la gente mette a tacere anche il più piccolo brusio in rispetto di note ancora più melodiose, la piazza si trasforma addirittura in un palco della Scala. I primi applausi si accavallano alle ultime note, un lungo batter di mani che è gratitudine e affetto per tutti quei clarini, grancasse, piatti, trombe e tromboni in giacchetta rossa e oro.Ragazze, ragazzi, uomini, più o meno giovani, più o meno bravi, più o meno assidui. Chi c’è e chi non c’è più, mille musicanti e mille strumenti. Questa è La Banda.   E’ un paese, è la sua gente, la sua gioia e il suo dolore. Questa è La Banda. E la vita è forse più leggera,

M.A. Regoli

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